LA STORIA FINORA: dopo uno scontro con un gruppo di mercenari al servizio dell’A.I.D. [1] Nomad e Steve Rogers hanno avuto un’aspra discussione sull’opportunità dell’uccisione dei nemici in battaglia, con il primo assolutamente contrario a meno che non sia inevitabile per salvare la propria vita o quella di altri ed il secondo, invece, favorevole. Nomad ha lasciato il gruppo mentre il Soldato d’Inverno e la Vedova Nera  si sono presi una pausa di riflessione. Poco dopo la loro partenza Steve ha ricevuto un nuovo incarico da Nick Fury che ha portato lui e Donna Maria a scontrarsi con Viper. Dopo una dura lotta entrambi sono stati abbattuti e mentre Steve è stato preso prigioniero da Viper, Maria è stata lasciata svenuta in un laboratorio dove è stata piazzata una bomba che sta per esplodere.

Nel frattempo Bucky Barnes e Yelena Belova sono nel mirino di Maverick e Silver Sable.

Ed ora, via con l’azione.

 

#33

 

SALVATE IL SOLDATO ROGERS[2]

Di Carlo Monni & Carmelo Mobilia

 

 

Un laboratorio vicino al confine col Canada.

 

Donna Maria Puentes  si svegliò con un cerchio alla testa. Le ci volle qualche istante per ricordare dove si trovava e perché. Un nome le venne spontaneo alle labbra:

<Steve!>

Si alzò in piedi e si guardò intorno ma non riuscì a vederlo.

<Se cerca il suo compagno, quella donna in verde l’ha portato via con sé.> le disse un uomo in camice bianco legato come tutti gli altri nella sala a parte lei.

<Cosa? Perché?>

<Ha pensato che fosse un pezzo grosso dello S.H.I.E.L.D. e ha deciso di interrogarlo con calma.>

Se non altro non l’aveva riconosciuto, pensò Maria, ma il suo sollievo fu di breve durata: Steve era comunque prigioniero di una terrorista senza scrupoli  che prima o poi lo avrebbe ucciso, doveva salvarlo in qualche modo. Un improvviso pensiero la colpì:

<Perché non ha ucciso anche noi?>

Poi vide la scatoletta nera fissata ad una parete e capì istantaneamente cos’era:  una bomba ed a giudicare dal timer rimanevano solo tre minuti prima che esplodesse, troppo pochi per slegare tutti e fuggire a distanza di sicurezza. Non rimaneva che una sola cosa da fare.

<State calmi.> disse ai presenti <Disinnescherò quell’affare.>

Avrebbe voluto essere così sicura di sé come sperava di apparire.

Sperava anche di ricordare correttamente l’addestramento ricevuto dallo S.H.I.E.L.D. e le lezioni aggiuntive di Steve su come si disinnesca una bomba.

Si mise al lavoro smontando delicatamente il coperchio della cassetta e mettendo allo scoperto una serie di fili.  Ora avrebbe dovuto tagliare il filo rosso. Si fermò di colpo. Troppo facile. Da quel che ricordava di aver letto su di lei, Viper non era un tipo prevedibile ed era probabile che avesse predisposto qualche salvaguardia nel caso qualcuno avesse tentato di disinnescare la bomba.

Niente filo rosso, quindi, ma quale? Non c’era troppo tempo ormai, il timer scorreva inesorabile e presto la bomba sarebbe esplosa.

Con un gesto rapido e deciso Maria tagliò il filo verde sperando di aver fatto il ragionamento giusto.

Il timer si fermò e la ragazza emise un lungo sospiro di sollievo.

 

 

Florida.

 

Miami Beach era uno dei luoghi di vacanza più famosi degli Stati Uniti, rinomato per le sue spiagge ed il clima tropicale. Tra gli ospiti di uno dei tanti resort c’erano  James Buchanan Barnes, Bucky per gli amici, e Yelena Belova che per una volta nella loro vita tumultuosa stavano rilassandosi in modo del tutto normale, prendendo il sole in spiaggia, come una coppia di turisti qualunque.

Erano, però, del tutto ignari che da lontano qualcuno  li stava osservando.

Seduti al tavolino di un vicino bar  Maverick e Silver Sable li tenevano d’occhio da un pezzo senza che loro se ne fossero accorti, il che la diceva lunga sulla loro abilità di pedinatori, considerato chi erano i loro bersagli.

Maverick era vestito con una camicia hawaiana e pantaloncini Bermuda, mentre Sable indossava un costume intero bianco e nascondeva la sua caratteristica chioma argentea sotto una parrucca nera. I loro occhiali da sole avevano incorporati un teleobiettivo ed una telecamera microscopici ma molto potenti ed efficienti.

<Mi sembra quasi di poter allungare le mani e strangolare quel maledetto figlio di puttana.> commentò David North.

<Il Riparatore è molto costoso ma i suoi gingilli sono veramente notevoli.> replicò l’altra.

<Il Riparatore? Credevo che lavorasse per i criminali.>

<Lavora per chiunque lo paghi abbastanza. Come ho detto, questi occhiali sono veramente notevoli. Senza di essi avremmo dovuto avvicinarci di più e quei due, in gamba come sono, ci avrebbero sicuramente scoperto.>

<Un altro problema è che se ne stanno sempre appiccicati come due piccioncini in amore.> puntualizzò Maverick con una punta di irritazione <Dobbiamo trovare un modo plausibile per dividerli almeno quanto basta per catturare  il Soldato d’Inverno. È lui che voglio, la ragazza non m’interessa.>

<Forse ho  un’idea.> ribatté Silver frugando nella borsetta.

 

 

Altrove.

 

Il volto di Monica Rappaccini, Scienziata Suprema dell’A.I.D. apparve sul maxischermo davanti alla donna che indossava un’attillata tuta verde senza maniche. Fu quest’ultima a parlare con evidente impazienza:

<Ha ricevuto l’ultimo componente di cui aveva bisogno per realizzare quel che le ho chiesto?  Quanto ci vorrà perché sia pronto?>

<<Si rilassi, Viper…>> rispose Monica <<Il procedimento è complesso ma io sono la migliore chimica del Mondo e le posso garantire che per stasera la sua arma micidiale sarà pronta all’uso. Deve solo avere pazienza.>>

<Non sono mai stata nota per la mia pazienza.>

<<Me l’hanno detto ma se vuole un lavoro fatto bene, ed io so che è così, dovrà averne almeno un po’.>>

Viper stava per replicare quando uno dei suoi uomini le si avvicinò e disse:

<Mi scusi, Signora, ma il prigioniero si sta svegliando e lei ha detto di chiamarla non appena fosse avvenuto.>

Viper fece un sorriso crudele e replicò:

<Molto bene.> poi si rivolse alla Rappaccini. <Ho trovato come impegnare il mio tempo, Dottoressa. Lei impieghi bene il suo e mi consegni quel che le ho chiesto anche prima di stasera  e raddoppierò il suo compenso.>

Interruppe la  comunicazione senza tante cerimonie e si avviò lungo un corridoio per poi entrare in una stanza dove, assicurato per i polsi e le caviglie con manette di metallo ad una parete, stava un uomo dal fisico muscoloso ed atletico che indossava una tuta azzurra  con bordi bianchi ed una stella pure bianca sul petto.

Viper si  fermò davanti a lui, lo squadrò, poi disse:

<Ora, mio misterioso agente dello S.H.I.E.L.D., io e te faremo una lunga chiacchierata.>

<Temo di essere un conversatore poco brillante, mi spiace.> ribatté Steve Rogers apparentemente tranquillo.

<Lo vedremo.>

 

 

Quartier Generale dei Vendicatori Segreti

 

Ad Amadeus Cho bastò un’occhiata al volto di Donna Maria non appena lei entrò nella sala operativa per capire che le cose erano andate storte.

<Steve è stato rapito…> disse lei  <… da Viper.>

<Oh cavoli!> esclamò il giovane coreano-americano <Che intendi fare?>

<Liberarlo ovviamente ma non posso farcela da sola. Chiederò aiuto a Fury. Ce lo deve: Steve ed io eravamo in missione per conto suo dopotutto.>

Ci volle più tempo del previsto per contattare Nick Fury ma quando ci riuscirono il risultato non fu quello sperato:

<<Mi dispiace ma non posso inviare nessuna squadra ad aiutarvi.>> disse Fury a malincuore <<Abbiamo troppe emergenze da affrontare tutte insieme in questo momento e non posso distogliere nessun agente.>>[3]

<Ma Steve è in pericolo.> replicò Donna Maria <Viper lo ucciderà sicuramente.>

<<Il vecchio soldato non è il tipo che si fa uccidere facilmente, credimi ragazza. Non sarei sorpreso se riuscisse a cavarsela da solo. In ogni caso non posso aiutarvi , dovrete arrangiarvi come potete.>>

<Chiameremo i Vendicatori.>

<<Buona fortuna allora. La crisi creata da Magneto  sta tenendo impegnati sia  loro che gli X-Men. [4] Se vuoi un consiglio, ragazza, prova coi vecchi compagni di Cap. Ha fatto da mentore ad un sacco di gente nella comunità dei supereroi. Ora scusami ma devo proprio andare.>>

Nick interruppe la comunicazione Maria rimase un attimo a riflettere  poi iniziò un giro di chiamate. Come previsto da Fury, i Vendicatori non erano disponibili.

<Dobbiamo provare a chiamare uno degli ex partners di Steve.> concluse, sconsolata, la ragazza.

<Ho provato con Falcon e D-Man non sono raggiungibili.> disse Amadeus,

<Maledizione!> imprecò Maria <E va bene, se non c’è altra scelta , farò da sola.>

<Aspetta!> la fermò Amadeus <Ho un’idea: il Comandante Rogers già da tempo valutava l’opportunità di allargare le file del team e aveva stilato una lista di papabili. Dammi un secondo per ritrovarla.>

Amadeus mosse rapidamente il mouse e sul maxischermo alla parete apparve una lista di nomi con relativa foto.

<Diamante, Spirito Libero e Jack Flag.> recitò ad alta voce Donna Maria <Sì, val la pena di chiamarli.>

<Se mi permetti …> intervenne Amadeus <… c’è un’altra persona che dovremmo chiamare, una la cui esperienza ci sarebbe molto utile.> 

<So a chi ti riferisci. Sharon Carter.> disse la ragazza cupa in volto <Hai ragione. Tu chiama gli altri, a lei penso io.>

 Ingoiando il suo orgoglio, Donna Maria chiamò Sharon. Non era il momento delle gelosie, salvare Steve era la sola cosa che contasse.

 

 

Miami Beach, Florida

 

Bucky e Yelena stavano cenando in un piccolo ristorante sul lungomare. Lui era silenzioso e lei capì che stava pensando a Steve Rogers ed alla discussione che avevano avuto a New York.[5] Yelena sospirò. Aveva sperato davvero che si sarebbero lasciati i problemi alle spalle ma non era così facile.

Un  cameriere si avvicinò al tavolo e vi posò sopra i piatti che avevano ordinato. Si era appena allontanato che Yelena notò che aveva lasciato un bigliettino sotto il suo piatto. Incuriosita lo prese lo lesse. Subito sul suo bel volto apparve un’espressione corrucciata.

<Qualcosa che non va?> le chiese Bucky.

Lei appallottolò il  biglietto, fece un sorriso e replicò:

<Nulla d’importante. Puoi scusarmi? Torno subito.>

Si alzò e si allontanò verso la toilette. Bucky aspettò che si fosse allontanata abbastanza poi recuperò il biglietto, lo spiegò e lo lesse. Apparentemente era una serie di lettere e numeri senza senso ma non per i suoi occhi esperti: in realtà era  un  messaggio in codice, un vecchio codice sovietico per la precisione.

Se qualcuno lo aveva fatto avere a Yelena poteva voler dire solo una cosa: guai.

 

 

Poco distante

 

Yelena aveva raggiunto il luogo dell’appuntamento. La cosa non la convinceva per nulla.  Stando al messaggio ricevuto, il rezident[6] del  G.R.U.[7] a Cuba aveva inviato un uomo per parlare con lei ma questo era impossibile: il rezident di Cuba non poteva essere a conoscenza della sua presenza in Florida a meno che…

Non completò il pensiero ed entrò dentro la toilette delle signore.

Lì c’era solo una donna, davanti allo specchio che si stava rifacendo il trucco.

Yelena ebbe un sospetto.

<Non si può capire la Russia con la mente.> disse  in Russo.

<Nella Russia si può solo credere.> le rispose la donna nella stessa lingua.

Un’antiquata parola d’ordine ma nonostante la teatralità serviva al suo scopo.

<Allora sei tu il mio contatto?> chiese Yelena .

<Da.> le rispose la donna.

<Cosa vogliono da me i capi? E come facevano a sapere che ero qui?> domandò ancora.

<Qui troverai tutte le tue risposte, Chernaya Vdova...> replicò l’altra poi dalla borsetta estrasse una bomboletta e le spruzzò un gas dritto in faccia.

Yelena inalò una grossa quantità di gas e cominciò a tossire.

<Una trappola! E io ci sono caduta come una novellina! Che stupida...>

Mentre cadeva per terra, con la vista che le si annebbiava, prima di perdere conoscenza riuscì ad intravedere la donna che l’aveva aggredita togliersi la parrucca nera, sotto di cui spuntò una chioma color argento molto appariscente.

 

 

Pochi minuti  dopo

 

Quando Bucky Barnes giunse sul posto di Yelena non c’era più traccia. Il suo istinto aveva avuto ragione ma era arrivato troppo tardi. Ai suoi occhi fu subito evidente che c’era stata una colluttazione e che Yelena era stata rapita ma da chi?

A terra c’era un telefono cellulare del tipo usa e getta. In memoria c’era un solo numero e lui lo chiamò senza perdere tempo .

<<Buonasera, Soldato d’Inverno.>>

La voce non gli era familiare. L’unica cosa che poteva dire era che il suo interlocutore era maschio, forse sui trent’anni, e che parlava un ottimo Inglese con un lieve accento della Germania orientale. Aveva bazzicato abbastanza tedeschi nella sua vita da esserne sicuro.

Ci aveva azzeccato, perché dall’altra parte della linea c’era Maverick.

<Chi sei? Dov’è lei?> chiese Bucky senza esitazioni.

<<Una cosa alla volta: come avrai certo capito, ho  rapito la tua amica solo per essere sicuro di averti a  mia disposizione. Non intendo farle del male e la libererò se farai come ti dico. Trovati al Memoriale dell’Olocausto a mezzanotte. Lo scambio è semplice: te in cambio della russa.>>

<Dimmi chi sei.>

<<Chi sono?  Se vuoi, puoi definirmi il passato che ti porta il conto dei tuoi peccati. Regoleremo tutti i conti che abbiamo in sospeso. >> rispose, enigmatico, Maverick.

Bucky non seppe cosa rispondere.

<<Mezzanotte, memoriale dell’Olocausto. Vedi di esserci.>>

Maverick chiuse la comunicazione.

Bucky imprecò.

 

 

Non molto distante.

 

Maverick stava osservando Bucky da lontano e ricordava il loro ultimo incontro, pregustando la sua vendetta.

Silver Sable avvicinò il suo socio.

<Le cose stanno andando come avevi previsto. Presto avrai la tua vendetta, ma non prima di averlo portato in Symkaria e aver incassato la sua taglia intesi? So bene che hai chiesto il mio aiuto solo per poterlo rintracciare, ma non intendo rinunciare alla paga, ok? Dopo di che, potrai farne ciò che vuoi.>

<Va bene.> rispose il tedesco, con un tono serio.

<C’è una cosa che vorrei chiederti...  non sei tenuto a rispondermi, ma perché ce l’hai tanto con lui? Voglio dire, ne è passata di acqua sotto i ponti eppure sembra che tu non riesca lasciartelo alle spalle...>

Maverick rimase quasi un minuto in silenzio, poi fece un respiro e le rispose.

<Era il lontano maggio del 1968, a Berlino Est. La missione consisteva nel suo portare al sicuro nel settore ovest di Berlino un funzionario del governo di Pankow[8] che aveva deciso di disertare. La mia squadra era   un gruppetto eterogeneo composto da agenti del BND[9] tedesco, del MI6[10] britannico e naturalmente della C.I.A. Stava andando tutto bene, avevamo prelevato il soggetto e lo stavamo scortando verso un passaggio segreto sotto il famigerato muro. Temevo un agguato, eravamo tutti all’erta, eppure fummo colti di sorpresa. Eravamo ormai quasi arrivati a destinazione quando da una finestra della casa davanti a noi un cecchino iniziò a spararci. Qualcuno aveva tradito ed informato la Stasi.[11] Il fuoco nemico decimò la metà di noi prima ancora che potessimo abbozzare una qualunque reazione. Gli altri caddero subito dopo. Io rimediai una brutta ferita, ero stordito, ma cosciente abbastanza da vedere quel bastardo raggiungerci e dare il colpo di grazia alla mia squadra ad uno ad uno. Poi raggiunse il funzionario e gli torse il collo, come si fa coi polli. Lui vide che ero vivo anch’io e senza mostrare la minima emozione mi sparò in fronte. Mi lasciò li, disteso in terra, sanguinante, morto per quanto ne sapeva, unico testimone della sua abilità. Un solo uomo aveva eliminato la mia intera squadra. Non ho mai dimenticato il suo volto. Io sopravvissi solo grazie al mio potere mutante.>

<E poi cosa accadde?>

<Arrivarono quelli della Stasi e rimasero stupiti nel trovarmi ancora vivo. Passai un po’ di tempo nelle loro prigioni finché non riuscii ad evadere ma questo non ha molta importanza adesso. Ciò che conta è che fu lì che appresi della leggenda del Soldato d’Inverno e capii che era lui il cecchino che aveva fatto fuori la mia squadra. Ero l’unico che l’avesse visto da vicino e fosse sopravvissuto per raccontarlo, ma la cosa non mi consolava.>

Silver non commentò. Era evidente che la ferita non s’era mai rimarginata e che per lui era una questione ancora aperta. Sperava solo che quell’astio mai sopito non mandasse all’aria la missione.

 

 

Solomon Tower 2 Upper East Side, Manhattan, sede della Justice Inc.

 

Rachel Leighton era da poco tornata al suo vecchio alias di Diamante ed era in cerca di lavoro. La rinata Justice Inc. sembrava proprio il  posto giusto per una coi suoi talenti. L’uomo che la stava valutando si chiamava Paladin e se lei era ancora una buona conoscitrice di uomini, non stava pensando solo alle sue qualità di combattente.

<Credo che non ci siano problemi…> disse Paladin.

<… ma stai per chiedermi di approfondire il colloquio a cena… e dopo.>

Lui sorrise e replicò:

<Sono così trasparente? Lo ammetto: ho un debole per le belle ragazze. Che ne dici, accetti?>

Prima che Diamante potesse rispondere il suo cellulare squillò e lei rispose:

<Sì, sono io. Al momento non… cosa? Steve Rogers? Ok, dimmi dove devo venire.>

Chiuse la comunicazione e si rivolse a Paladin:

<Mi dispiace ma dobbiamo rimandare. Pare che un mio vecchio amico sia in guai piuttosto grossi e devo aiutarlo.>

<Sarà per la prossima volta.> replicò Paladin filosoficamente.

 

 

Brighton Beach, Brooklyn, New York.

 

La villa era molto lussuosa ed aveva una splendida vista sull’Oceano Atlantico.

Chi l’avesse costruita pochi lo ricordavano ormai, ma quasi tutti sapevano chi ne era l’attuale proprietario: Aleksandr Vassilievitch Lukin, Generale delle Forze di Terra della Federazione Russa in congedo, ex pezzo grosso del G.R.U., il servizio segreto militare russo, ed attualmente capo della multinazionale dell’energia nota negli Stati Uniti come Kronas Inc.

Da qualche tempo Lukin passava parecchi mesi all’anno negli Stati Uniti.

La motivazione ufficiale era che i suoi affari nel continente americano richiedevano una sua presenza costante, ma si vociferava che la vera ragione fosse che Lukin avesse paura di trattenersi troppo in Russia perché il Presidente di quella nazione lo vedeva come un possibile rivale per il potere e i rivali del Presidente avevano la sgradevole tendenza a fare una brutta fine.

Mentre disfaceva le valigie nella sua stanza, una specie di miniappartamento in verità, con bagno privato dotato di idromassaggio e con un piccolo studio, Yelena Andreievna  Brement, responsabile della sicurezza della Kronas, ripensava a quelle voci e non poteva fare a meno di sorridere.

Era quello il vero motivo per cui il suo superiore al G.R.U. le aveva chiesto di inscenare la commedia delle sue dimissioni dal servizio per accettare il lavoro offertole da Lukin? Il vero scopo non era assicurarsi che né lui né la Kronas fossero un rischio per la sicurezza della nazione ma piuttosto per la tranquillità politica del Presidente? Era decisamente possibile.

Quasi senza accorgersene Alyona,[12] come la chiamavano amici e amanti, fece una smorfia.

Avrebbe di gran lunga preferito che non l’avessero spedita nel letto di Lukin solo per beghe politiche, tuttavia lei era pur sempre un ufficiale, un soldato, ed avrebbe continuato ad obbedire agli ordini.

Meglio non farsi troppe domande del genere e concentrarsi sulla missione: Aleksandr Vassilievitch nascondeva davvero qualcosa? E se la risposta era positiva, cosa poteva essere? Magari era collegato al perché Lukin aveva aiutato Silver Sable e Maverick a rintracciare il Soldato d’Inverno coinvolgendo la Vedova Nera. Volente o nolente, concluse Alyona, avrebbe dovuto approfondire la questione.

 

 

Un luogo segreto

 

Steve Rogers era prigioniero di uno dei suoi più crudeli nemici. Se Viper avesse sospettato che lui era stato Capitan America, probabilmente lo avrebbe già fatto uccidere. Il suo anonimato però gli aveva salvato la vita almeno per il momento.

Steve era immobilizzato e Viper lo stava torturando con l’alta tensione. Il suo corpo veniva attraversato da forti scariche elettriche. Digrignava i denti per lo sforzo di resistere al dolore, ogni tanto emetteva un gemito, ma non rilasciò una sola informazione. 

Gli uomini di Viper che assistevano alla scena ammiravano segretamente la sua tempra e la resistenza al dolore, non avevano mai assistito a niente di simile. Le sue qualità invece innervosivano la sua nemica.

<Devo ammetterlo, Fury ti ha addestrato bene.  disse stizzita.

<Infierire su un nemico inerme... è la cosa più vile che si possa fare. Ma non mi aspettavo di meglio da te.>

<Ah si? Che ne diresti, uomo dello S.H.I.E.L.D., se passassi a metodi più efficaci?> esclamò Viper, poi prese un contenitore trasparente che conteneva i serpenti suoi omonimi, lo aprì e ne afferro senza timore due, portandoli a pochi centimetri dal volto di Steve, ma lui non distolse lo sguardo e, senza mostrare timore, le rispose:

<Fa pure Viper. Fa di che ciò che vuoi. Torturami. Uccidimi. Dammi in pasto alle tue serpi, non m’importa cosa ne farai di me. Tanto sei destinata a perdere, come tutte le altre volte.>

L’audacia di Steve irritò ulteriormente la donna.

<Stavolta andrà diversamente, biondo. Credimi, questa volta sarò io a trionfare!> rispose risoluta, poi fece un cenno ad uno dei suoi uomini.

<Voglio che resti in vita fin quando non avrà termine il piano. Voglio che veda ciò che succederà una volta che avremo portato a termine la missione!> gridò furiosa <E dopo che avrà visto il suo fallimento, dopo che avrà assistito al mio trionfo, solo allora lo ucciderò...> io suoi occhi verdi fissarono quelli azzurri di Rogers <... ma sarà una cosa lenta e molto dolorosa... > dopodiché, abbandonò la stanza.

Steve non era a conoscenza dei dettagli, ma sapeva che qualunque cosa Viper avesse in mente avrebbe causato migliaia di vittime. Doveva assolutamente impedirlo.

 

 

Miami Beach, Florida.

 

Mezzanotte era appena suonata. Maverick, Silver Sable e il Branco Selvaggio si erano appostati tatticamente attorno al monumento dell’Olocausto, in modo che il Soldato d’Inverno non potesse prenderli di sorpresa: il monumento era circondato da una fitta boscaglia e secondo i piani la loro preda poteva arrivare solo da “ore 12” ovvero dal lato del “palmo della mano”.

Lì era parcheggiato un piccolo elicottero pronto per una partenza fulminea una volta che la preda fosse stata nelle loro mani. 

Avevano portato con loro la Vedova Nera legata saldamente mani e piedi. Una volta che il Soldato d’Inverno fosse stato nelle loro mani l’avrebbero lasciata andare.

<Occhi aperti ragazzi. L’uomo con cui abbiamo a che fare è parecchio pericoloso.> disse Maverick.

<Non sai nemmeno quanto...> sogghignò la Vedova Nera.

<Non statela ad ascoltare.> disse Silver Sable  <Abbiamo preso lei, prenderemo anche lui. Vuole solo spaventarvi.>

<Voi non avete idea di contro chi vi siete messi.> disse ancora la giovane russa <Davvero, non lo immaginate neanche. L’uomo che avete sfidato sfugge a trappole e attentati come questi da molto prima che voi imparaste a camminare. Non siete alla sua altezza.>

<Sta zitta.> le disse ancora Sable.

<Cosa c’è Silver? Ti rode perché sai che ho ragione, non è vero?>

<No, è a te che rosica perché sei stata  presa come una dilettante, e adesso t’inventi storie per deconcentrarci. Ma non accadrà.>

<Fatela finita.> disse Maverick, concentrato sul da farsi.

Erano lì che aspettavano che il loro bersaglio arrivasse dal lato stabilito, quando all’improvviso, dal bosco alle loro spalle, arrivarono degli spari.

Colpi precisi raggiunsero le armi degli uomini del Branco Selvaggio disarmandoli senza ferirli seriamente.

<Maledizione!> esclamò Maverick <Quel figlio di una cagna ci ha fatto fessi.>

<Ve lo avevo detto!> disse Yelena Belova sorridendo < Avrebbe potuto uccidervi tutti se avesse voluto. Non vi dice niente questo?>

In effetti, pensò Silver Sable, solo un tiratore eccezionale avrebbe potuto riuscire in quell’impresa.

Era ovvio che non volesse ucciderli ma solo metterli in condizioni di non nuocere.

Guardò Maverick e capì che stava pensando la stessa cosa.

Improvvisamente dalla boscaglia echeggiò una voce stentorea:

<<State lontani dall’elicottero se ci tenete a vivere!>>

Pochi attimi dopo si udì un sibilo che le orecchie allenate di Maverick e Silver Sable identificarono immediatamente come quello di un missile stinger.

<Tutti a terra!> urlò lui dando l’esempio.

Pochi attimi dopo il mini missile colpì l’elicottero e lo fece saltare per aria.

In pochi istanti, rifletté Maverick, il loro avversario li aveva disarmati e privati del mezzo di fuga e loro nemmeno lo avevano visto. Se non lo avesse odiato, lo avrebbe ammirato.

Alle sue spalle Yelena non perse tempo ed approfittò di tutta quella confusione per liberarsi, non per niente aveva ottenuto il punteggio più alto nel corso di escapologia della Stanza Rossa.[13]

Avrebbe potuto liberarsi quando voleva ma aveva scelto deliberatamente di aspettare sino ad allora.

Silver Sable, spinta dall’istinto tipico di chi faceva il suo lavoro si girò ma non poté evitare che la sua avversaria la aggredisse colpendola con un calcio rotante e disarmandola.

<Ora io e te regoleremo tutti i conti, puttana!> le disse Yelena, furiosa.

Nel frattempo Maverick e il resto del Branco Selvaggio, coperti dal fumo dell’esplosione, correvano verso la vegetazione per dare la  caccia al cecchino.

<Seguitemi!> gridò il tedesco <Non può sfuggirci!>

 

 

Quartier Generale dei Vendicatori Segreti

 

Il giovanotto che indossava un costume rosso e blu ed il cui volto era coperto dagli occhi in giù da una bandana rossa si fermò davanti alla porta sbarrata di un negozio di barbiere che sembrava chiuso da anni ed attese.

<<Identità confermata.>> scandì improvvisamente una voce elettronica <<Soggetto Jack Flag. Ingresso consentito.>>

La porzione di pavimento sotto i suoi piedi si aprì e lo inghiottì letteralmente. Invece di cadere, si ritrovò ad essere lentamente trasportato in basso da una specie di ascensore pneumatico che si arrestò in una sorta di palestra dove qualcuno lo stava già aspettando.

Era la prima uscita di Jack Flag da quando era stato liberato dal condizionamento mentale impostogli dal Consorzio Ombra[14] e lui era impaziente di poter tornare in azione ed aiutare il suo vecchio mentore.

A parte il giovane coreano in camice bianco, i presenti erano tutte donne. Jack riconobbe Diamante e Sharon Carter.

Dopo brevi presentazioni e convenevoli, Amadeus Cho gli disse:

<Sei venuto solo.>

<Ho provato a contattare Spirito Libero ma non sono riuscito a rintracciarla.> replicò lui.[15]

<Dovremo fare  a meno di lei allora.> tagliò corto Donna Maria Puentes.

<Visto che ci siamo tutti, dicci cos’è successo a Steve e perché ci hai chiamati.> tagliò corto Sharon.

Lei e Donna Maria Puentes si conoscevano a malapena, ma era evidente a chiunque le osservasse che non si piacevano. Fin dal loro primo incontro al castello di Arnim Zola, anni prima[16] c’erano stati degli attriti tra loro, e il fatto che le due fossero rispettivamente la ex di Steve e la sua nuova compagna non faceva che alimentare la reciproca  ostilità.

Donna Maria non raccolse la provocazione e spiegò ai presenti cos’era accaduto a Steve e alla squadra, e  come Viper fosse riuscita a catturarlo.

<Da allora ho provato a contattare tutti gli alleati di Steve, ma non c’è stato nulla da fare... Nick Fury, lo S.H.I.E.L.D. e i Vendicatori sono occupati con la questione di Magneto dopo quello che ha combinato all’ONU, Falcon e Demolition Man non sono raggiungibili... dunque non mi siete rimasti che voi.>

<Un po’ pochi, a dire il vero...> osservò Jack Flag.

<Faremo il meglio con quello che abbiamo!> sentenziò Donna Maria <Steve è corso in soccorso di ognuno di noi più volte, tutti gli dobbiamo la vita. Non possiamo lasciarlo nelle mani di quella pazza, sperando che se la cavi da solo!>

<La cosa non è mai stata presa in considerazione… almeno da me.> Le rispose Sharon <Andremo in suo aiuto, anche se siamo solo in quattro.>

<Non necessariamente.> intervenne Diamante <Quando mi avete contattato stavo per andare a pranzo con un amico che già in due occasioni ha aiutato Steve quando era Capitan America. Un tipo affidabile che farebbe al caso nostro, un vero professionista. Forse lo conoscete, si fa chiamare Paladin.>

<Sì, è un mercenario. Non è un amico di Steve, e non è tipo che fa niente per niente.> replicò Jack Flag.

<Su questo hai ragione, se accetterà di aiutarci lo farà solo per un adeguato compenso, di natura economica o ... beh, di ben altro genere.> disse maliziosamente, Rachel sfiorandosi le proprie curve con le mani.

<Chiamalo. Ci serve tutto l’aiuto possibile, se c’è davvero Viper di mezzo. Penserò io a pagarlo.>

Tutti gli occhi dei presenti furono puntati verso la bionda.

<... attingendo alla mia eredità di famiglia, ovviamente.> aggiunse ancora la donna, per evitare spiacevoli equivoci.

<Vi metto in contatto con lui.> disse Diamante.

 

 

Miami Beach, Florida.

 

Illuminate dalle fiamme causate dallo scoppio dell’elicottero, la Vedova Nera e Silver Sable si battevano in modo piuttosto acceso.

<Una volta, dico io, una volta che mi prendo una vacanza ecco che   una stronza come te me la manda all’aria...> disse la russa sferrando un pugno alla rivale.

<Non è colpa mia se scaldi il letto ad un assassino ricercato. Non controlli mai chi ti porti sotto le lenzuola, non è vero?> ribadì l’altra sferrandole un calcio.

Erano due donne altamente qualificate nel combattimento corpo a corpo, il loro scontro non sarebbe durato poco, e Yelena lo sapeva bene.  Consapevole di ciò, non appena le si presentò l’occasione, allontanò Silver con una presa di judo, e mentre la sua avversaria era a terra, pronta per parare il successivo colpo, la Vedova anziché infierire su di lei afferrò la sua arma e seguì Maverick e il resto del Branco Selvaggio nella fitta boscaglia.

Il mutante tedesco e ciò che rimaneva della squadra avanzavano per il bosco a fucili spianati, cercando con lo sguardo il loro assalitore.

Un rumore metallico riecheggiò nell’aria seguito da un urlo agghiacciante.

<Una tagliola! Quel bastardo ha piazzato una tagliola!> gridò l’uomo in preda all’agonia.

Due dei suoi compagni corsero un suo soccorso... come previsto dal Soldato d’Inverno, che aveva piazzato altre due trappole: un cappio si avvolse alla caviglia di uno degli uomini e di scatto venne scaraventato verso l’alto, rimanendo appeso a testa in giù.

Maverick perse le staffe:

<Bastardo! Maledetto bastardo!> esclamò sparando alla cieca <Esci fuori e affrontami! Sei solo un vigliacco che sa colpire alle spalle! Non hai il fegato di uccidere un uomo guardandolo negli occhi! Sei un vile, una carogna! Come quella volta a Berlino!> gridò, sfilandosi via la maschera metallica e mostrando il suo volto <Io c’ero quella volta! Non sono morto! Non mi hai ucciso allora né lo farai oggi! Vieni fuori e affrontami! Non mi sfuggirai stavolta, a costo di dare fuoco a tutta questa maledetta foresta!> urlò estraendo un esplosivo dalla cintura e minacciando di utilizzarlo.

 

 

Solomon Tower 2.

 

Paladin guardò il gruppetto che entrò negli uffici della Justice Inc. e non poté fare a meno di sorridere.  Diamante l’aveva preavvertito che sarebbe venuta con amici un po’ speciali ma non gli aveva detto che tra di loro ci sarebbero state due donne decisamente molto attraenti in tutine aderenti che lasciavano poco spazio all’immaginazione.

<Ma guarda, guarda!> esclamò in tono divertito <Nientemeno che la famosa Agente 13 dello S.H.I.E.L.D. in persona. Mi avevano detto che ti eri ritirata. Devo dedurne che si è trattato di un’esagerazione?>

<Mi sono ritirata dallo S.H.I.E.L.D. ma non dal mestiere. Devi aggiornare i tuoi informatori.> gli rispose la donna.

< In ogni caso mi fa sempre piacere la compagnia di tre belle donne. In  cosa posso esservi utile?>

Fu Donna Maria a spiegargli succintamente la situazione, ovviamente omettendo tutti i dettagli relativi alla vera identità di Steve Rogers.

<Molto interessante, lo ammetto.> replicò Paladin <Tuttavia temo di non potervi aiutare. Non sono il  tipo che accetta lavori pro bono, specie in questo momento,[17] e temo che non possiate permettervi le mie tariffe.>

<Non esserne così sicuro.> ribatté Sharon. Digitò qualcosa sul suo Starkphone e poi lo fece vedere a Paladin dicendo:

Pensi che sia una cifra adeguata?>

Il mercenario fece un fischio.

<Bella e ricca, accidenti! Dobbiamo approfondire la nostra conoscenza.>

L’atteggiamento di Paladin irritò Donna Maria e Jack Flag, come previsto da Diamante, ma Sharon rimase concentrata.

<Allora, ci stai? Devi dirlo forte e chiaro. Perché se la risposta è sì, dovrai fare tutto quello che ti ordino, senza fiatare né fare il cretino ok? Non spreco i miei soldi per un giullare, ma voglio un professionista.>

<Sono tutto tuo.> rispose l’uomo, facendo ancora una certa allusione.

<Non ti conviene scherzare con lei, amico. Non è il tipo di donna con cui è salutare farlo.> lo riprese Diamante.

<Ok, allora, siamo in cinque adesso. Che si fa?> chiese Jack Flag.

<Steve ha un localizzatore GPS nella sua uniforme.> disse Donna Maria <Possiamo facilmente rintracciare  la sua posizione se è ancora attivo.>

<Ok allora. Muoviamoci.> disse Sharon con tono autoritario.

 

 

Covo di Viper

 

Steve Rogers aveva sentito abbastanza. Era il caso di iniziare ad agire.

La prima parte del piano per fermare Viper era liberarsi. Le manette parevano inespugnabili, ma non per lui. Iniziò a muovere le dita nel tentativo di far cadere la finta unghia del pollice della mano destra, che in realtà copriva un minuscolo e sottilissimo microcircuito ideato da Amadeus Cho.

Innescandolo, emise una scarica elettrica che mandò in corto i circuiti della manetta.

Con una mano libera, aprire le altre manette  fu uno scherzo.

Al momento della sua cattura lo avevano spogliato di tutte le armi e del suo equipaggiamento, ma una volta libero Steve non ci mise molto a ritrovarli e  se ne rimpossessò nuovamente.

Aprì la porta ma si trovò di fronte una delle guardie che gridò:

<Ehi! Il prigioniero è libero!>

Steve gli fu addosso in un attimo e lo stese colpendolo all’addome con un vigoroso pugno.

Stava valutando il da farsi, quando udì spari e grida. Corse in direzione di quei rumori.

 

 

Pochi minuti prima

 

Il Quinjet con dispositivo stealth che lo rendeva, di fatto, invisibile aveva viaggiato al massimo della velocità di cui era capace. Anche se non volevano ammetterlo, i passeggeri erano preoccupati: Viper non si sarebbe disturbata a rapire Steve solo per ucciderlo una volta raggiunto il suo covo ma questo non garantiva che fosse ancora vivo, poteva già essere troppo tardi. In più, il segnale del GPS si era spento da un pezzo e tutto quello che Amadeus Cho, anche lui eccezionalmente a bordo, aveva potuto fare era stato indicare un’area piuttosto vasta dove cercare. La frustrazione era evidente soprattutto sui volti di Sharon Carter e Donna Maria Puentes.

Paladin si avvicinò alla bionda e disse:

<Devi tenerci parecchio a questo Comandante Rogers.  È una cosa personale non è vero?>

<Molto personale.> ammise di malavoglia Sharon <Ma non mi aspetto che uno come te lo capisca.>

<Potrei sorprenderti. In ogni caso, abbi fiducia: vedrai che lo ritroveremo sano e salvo.>

Dicendo così Paladin le pose una mano sulla spalla. Sharon fu sorpresa da quel gesto apparentemente amichevole e comprensivo da parte di uno con la sua reputazione. Si chiese se non ci stesse provando con lei, poi non ebbe più il tempo di pensarci perché Amadeus esclamò:

<Il segnale si è appena riattivato! È proprio sotto di noi!>

Tutti gli corsero accanto e guardarono un’immagine su uno schermo.

<È in quel silo per il grano… o meglio: sotto.> affermò il ragazzo.

<La terribile Viper si nasconderebbe in una fattoria? Ne sei sicuro ragazzino?> esclamò, perplessa, Diamante.

<Ti aspettavi forse una palazzina a forma di testa di serpente, magari con un’insegna al neon con su scritto: “Tana della vipera”?> ribatté Sharon <Io mi fido del ragazzo e dei suoi congegni e dico di andare giù a prendere Steve.>

<Stavolta sono d’accordo con te.> aggiunse Maria <Diamoci da fare.>

 

 

 Covo di Viper. Adesso.

 

Quello che vide Steve Rogers quando svoltò l’angolo non lo sorprese: un gruppetto di vecchie conoscenze si stava battendo accanitamente contro gli scagnozzi di Viper.

Riconobbe immediatamente Donna Maria e Sharon. Con loro c’erano Jack Flag, Diamante e perfino Paladin.

Cosa ci facessero lì gli parve subito evidente. Maria aveva avuto un ‘ottima idea.

Un sicario di Viper stava per prendere Jack alle spalle. Steve intervenne tempestivamente:

<Jack! A ore sei!> disse colpendo l’avversario con un calcio volante.

<Steve! Stai bene!> notò il giovane mascherato.

<STEVE!> urlò entusiasta Donna Maria.

<A dopo i convenevoli, squadra. Non abbiamo ancora finito!> ordinò loro Steve e, prendendo il comando, in breve ebbero ragione dei loro avversari.

Terminato lo scontro, Donna Maria si gettò ad abbracciare e baciare Steve che sembrò decisamente imbarazzato.

<Steve... ero così in pena! Temevo il peggio ... io ... io...>

<Ho la pellaccia dura, Maria. Non è semplice sbarazzarsi di me.>

Paladin squadrò Steve e gli disse:

<E così tu sei il famoso Comandante Rogers? Hai un’aria familiare. Ci siamo già incontrati per caso?>

Sharon si lasciò sfuggire un sogghigno.

<Non credo proprio.> tagliò corto Steve e si rivolse anche agli altri:

<Vi ringrazio di essere venuti in mio soccorso ma a quanto pare, abbiamo ancora un problema.>

<Viper non è qui.> disse Sharon.

<Esatto. Se fosse stata qui, sarebbe già saltata fuori. Dev’essere già partita per mettere in atto il suo piano.>

<Di che piano parli?> chiese Diamante.

<Non mi ha dato dettagli ma conoscendola, è facile immaginare che sia qualcosa che causerà la morte di molte persone.>

Una veloce perquisizione confermò i peggiori timori di Steve: Viper era scomparsa. Interrogarono i suoi uomini ma senza successo.

Nello studio privato di Viper trovarono un computer.

<Pensi che qui possano esserci delle risposte?> chiese Jack Flag.

<Ne sono sicuro, ma non credo di essere in grado di potervi accedere.> osservò Steve.

<Se è per quello, non devi preoccuparti...> disse Donna Maria, poi attivò il suo auricolare.

<Amadeus, l’area è in sicurezza, non c’è più pericolo. Poi venire.>

<Ah ecco perché ha insistito perché ci portassimo il moccioso. Donna caliente e intelligente. Son colpito.> sghignazzò Paladin.

<Sta buono, o verrai colpito sul serio...> lo riprese Diamante.

Amadeus li raggiunse in breve tempo e dopo essere stata ragguagliato, mise mano alla tastiera del computer.

<Lasciate fare a me.>  disse.

Gli ci vollero meno di cinque minuti per bypassare le difese del computer.

<Eureka!> esclamò soddisfatto <Ed ora vediamo di trovare qualcosa di utile.>

<Sei in gamba, ragazzo.> osservò Jack Flag.

<Prova con quella cartella.> suggerì Steve indicando una classica icona gialla dal titolo: ”Hell on Earth”.

Amadeus aprì la cartella e sullo schermo apparve un memorandum con quello che cercavano. Il bersaglio era Washington quella stessa sera, ma non fu quello che atterrì sia Sharon Carter che Steve, bensì lo scoprire che arma sarebbe stata usata.

<Mio Dio!> esclamò lei.

Steve non disse niente: i suoi peggiori timori si stavano avverando.

Sullo schermo era evidenziato un nome che evocava in entrambi tristi ricordi: INFERNO 42.

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DEGLI AUTORI

 

 

 

Poco da dire in realtà.

1)    Jack Flag, il cui vero nome è Jack Harrison. È un personaggio creato da Mark Gruenwald & Dave Hoover su Captain America vol. 1° #434 datato dicembre 1994. Ispirato da Capitan America divenne un eroe in costume con i colori della bandiera americana. Durante un duello con il supercriminale Mister Hyde venne accidentalmente a contatto con delle sostanze chimiche che gli fecero acquisire una forza sovrumana e capacità analoghe a quelle di Capitan America. Assieme alla “collega” Spirito Libero è stato creduto morto in Capitan America MIT #50. Solo di recente, ovvero su Capitan America #85, si è scoperto che entrambi erano ancora vivi e che gli era stato fatto il lavaggio del cervello trasformandoli negli Agenti Perfetti al servizio del misterioso Consorzio Ombra. Ora, finalmente libero dal condizionamento mentale, Jack è tornato al suo ruolo di eroe.

2)    Diamante è stata creata da Mark Gruenwald & Paul Neary su Captain America vol. 1° #310 datato ottobre 1985. Membro della Società dei Serpenti se ne è poi distaccata oscillando tra il Bene ed il Male per così dire. Per un po’ di tempo ha lavorato con i Thunderbolts assumendo l’alias di Miss America. Ha avuto anche una relazione sentimentale con Steve Rogers ma non ha funzionato.

3)    Paladin, mercenario tecnologico ed apparentemente cinico è stato creato da Jim Shooter & Carmine Infantino su Daredevil Vol. 1° #150 datato gennaio 1978.

Nel prossimo episodio: il tempo stringe e Viper va fermata prima che attui il suo terribile piano  ma non sarà facile. Nel frattempo in Florida il Soldato d’Inverno e Maverick devono risolvere il loro conflitto in un modo o nell’altro.

 

 

Carlo & Carmelo

 



[1] Avanzate Idee di distruzione.

[2] Con tante scuse a Steven Spielberg. -_^

[3] Per i problemi di Nick guardate gli ultimi episodi della sua serie e il crossover Vendicatori/X-Men.

[4] vedi Gli Incredibili X-Men #38, Vendicatori Costa Ovest #40, X-Men #44 e Vendicatori #102.

[5] Nell’ultimo episodio naturalmente.

[6] Così è chiamato il capo della rete di spionaggio dei vari servizi segreti russi in un paese straniero.

[7] [7] Glavnoye Razvedyvatel'noye Upravleniye. Direzione Principale Informazioni, il servizio segreto militare russo.

[8]Quartiere di Berlino,  sede informale del governo della Repubblica Democratico Tedesca

[9] Bundesnachrichtendienst: Servizio Informazioni Federale, il servizio di intelligence esterna della Repubblica Federale Tedesca.

[10] Militari Intelligence 6, ufficialmente Secret Intelligence Service, il servizio di informazioni all’estero del Regno Unito.

[11] Ministerium für Staatssicherheit, "Ministero per la Sicurezza di Stato, il servizio segreto della Germania Est.

[12] Diminutivo di Yelena, Elena.

[13] Così viene definito sia il programma di addestramento delle superspie russe che il luogo dove viene svolto. Dalla Stanza Rossa sono uscite le agenti denominate Vedove.

[14] Come visto su Capitan America #88.

[15] Per saperne di più sulla scomparsa di Spirito Libero, leggete i prossimi Capitan America.

[16] Captain America Vol. 1° #212 (Prima edizione italiana   Thor, Corno, #192).

[17] Vedi i recenti episodi di Marvel Knights.